sabato 24 aprile 2010

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venerdì 23 aprile 2010

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giovedì 22 aprile 2010

Giancarlo Rossi - (salv)agente di cambio - I 100 anni del Michelangelo turco A Roma il meglio di Sinan

Giancarlo Rossi - (salv)agente di cambio
I 100 anni del Michelangelo turco
A Roma il meglio di Sinan

Da Istanbul a Adrianopoli, viaggio tra moschee, hamam e caravanserragli. Alla Casa dell'Architettura di Roma, una mostra celebra il pi� grande architetto turco di tutti i tempi, genio del Medio Oriente

di LAURA LARCAN

I 100 anni del Michelangelo turco A Roma il meglio di Sinan L'interno della Moschea Selimiye di Edirne

Visse quasi cento anni (per l'esattezza 99, anche se alcune biografie accennano ad una possibile scomparsa dieci anni prima) e gli vengono attribuiti fino a 343 edifici, tra i quali numerose moschee, mausolei, palazzi, ma anche hamam, caravanserragli, ponti ed acquedotti che hanno segnato la struggente grandiosit� imperiale di Istanbul cos� come di altri citt� mediorientali. E' Mimar Sinan (1489-1588), considerato il pi� grande architetto turco di tutti i tempi, definito dalla critica il Michelangelo ottomano, anche se non � dato sapere se ebbe modo di conoscere o studiare le opere del Buonarroti. Il suo genio viene ora celebrato dalla mostra "Mimar Sinan. L'architetto", ospitata dal 12 al 30 aprile alla Casa dell'Architettura di Roma, presso l'ex Acquario romano, realizzata dalla societ� Doku Film di Istanbul in collaborazione con l'ufficio cultura e Informazioni dell'ambasciata di Turchia in Italia, che diventa un viaggio suggestivo attraverso le bellezze mozzafiato di Istanbul e della Turchia, toccando altre regioni e citt� di un est apparentemente senza confini creativi.

LE IMMAGINI 1

Protagoniste, cinquanta fotografie di grande formato, scortate da dieci miniature originali del Cinquecento, che offrono l'occasione di scoprire da vicino i suoi capolavori architettonici, con un'attenzione quasi intima per i dettagli decorativi a regalare prospettive nuove e intriganti. Come la Moschea Suleymanye (illustrata in mostra anche da un modellino in scala), progettata tra il 1550 e il1557 a Istanbul, che recupera l'impianto della giustinianea Basilica di Santa Sofia, con la mirabile forza ascensionale dell'enorme cupola, fiancheggiata da semicupole addossate che dilatano la struttura muraria concedendole un effetto di totale movimentata leggerezza. La moschea di Ahmed Pasci� (1555) ancora a Istanbul dove la monumentalit� della cupola gravita su un impianto esagonale in un gioco sontuoso di articolazione degli spazi, e ancora a Istanbul la moschea di Sah-Zade (1548) che insinua gi� la vertigine della grande cupola che rimane sospesa sulla navata centrale.

Fino alla moschea Selimiye ad Adrianopoli (Edirne, 1568-74), che lo stesso Sinan considerava il suo capolavoro, con la spettacolare pianta centrale concepita per offrire uno spettacolo di totale armonia spaziale - formula che diventer� il punto di riferimento per le grandi moschee imperiali fino al Settecento - in strategica affinit� elettiva con la possente e aerea cupola. Una sagacia tecnica, un estro creativo e una elegante visionariet� che condensano tutta una scuola architettonica che da Brunelleschi, passando per Michelangelo, approda a Palladio (quest'ultimi due, non a caso, suoi contemporanei. Nominato architetto capo dell'impero nel 1539 dal sultano Solimano il Magnifico (dopo una maturit� professionale raggiunta nell'esercito ottomano come ufficiale costruttore), Mimar Sinan conserver� la carica anche sotto i due successori Selim II e Murad III, divenendo il responsabile per la costruzione o la supervisione di tutti gli edifici pi� importanti, tant'� che la sua fama, ma anche il suo mito, � legato ad una frenetica attivit� lavorativa, e ai suoi capolavori che nacquero e presero forma nell'arco di soli cinquant'anni, sparsi ovunque in quell'enorme impero. Mor�, come si dicevba, molto vecchio, lasciando molti allievi a proseguire i suoi cantieri, come Davut A? a e Ali Yusuf che lavorarono prevalentemente in India per il grande imperatore Moghul Akbar.

Notizie utili - "Mimar Sinan. L'architetto", dal 12 al 30 aprile, Casa dell'Architettura di Roma, presso l'ex Acquario Romano, Piazza Manfredo Fanti, 47. Roma. Orari: dal luned� al venerd� 10-18. Ingresso libero. Informazioni: tel. 06 97604598, www.mimarsinanthearchitect.com 2

lunedì 22 marzo 2010

venerdì 5 marzo 2010

Giancarlo Rossi - Scatti Dadaisti - Fascicolo

Fonte : http://www.repubblica.it/speciali/arte/recensioni/2010/01/15/news/alinari_parigi_firenze-1962421/
FOTOGRAFIA

Scatti dadaisti a Parigi

Revival di lusso al Museo Alinari
A Firenze, una mostra racconta la Villle Lumière negli anni Venti e Trenta. Cento immagini, tutte vintage prints, provenienti dalla collezione storica di Bouqueret, rivelano tra fotomontaggi e collage i deliranti viaggi nell'inconscio da Man Ray a Cartier-Bresson di LAURA LARCAN

finanziere giancarlo agente arrestato rossi cambio di fascicolo indagato
FIRENZE - Quando la fotografia era dadaista e surrealista. Quando l'obiettivo della macchina poteva competere con quadri, sculture, poesie e performance, immortalando bizzarrie da sogno, evocando deliranti viaggi nell'inconscio, o esplorando giochi illusionistici tra fotomontaggi e collage. Bastava la curvatura morbida di un corpo di modella in posa porno-soft immolata su un letto-altare, l'inquietudine delle lame di forbici infilzate su una maschera, il primo piano di un volto che sembra lentamente volatilizzarsi nel nulla o la coreografia enigmatica di diverse mani sovrapporte. Lo racconta la bella mostra "Parigi Capitale della Fotografia 1920-1940" ospitata fino all'11 aprile al Museo Nazionale Alinari della Fotografia sotto la cura di Marta Ponsa e Michaël Roulette, che nasce dalla collaborazione tra il Jeu de Paume di Parigi e la Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia.



Un piccolo gioiello espositivo che porta in Italia l'importante collezione dello storico della fotografia Christian Bouqueret (che ha cominciato a costruirla alla metà degli anni '70) per la prima rassegna esclusivamente dedicata alle ricerche fotografiche nella Parigi tra le due guerre mondiali. Quando la città era palcoscenico attraente e accogliente per gli artisti, una terra da conquistare e da cui lasciarsi "traviare", una meta per tanti affamati di vita e d'arte venuti per amore o per forza da tutta l'Europa. Fotografi, come scrive Bouqueret "ben spesso segnati da una doppia rottura: espatriati rompendo con un paese e giovani artisti d'avanguardia che rompono con una tradizione". E qui, la pratica fotografica si arricchiva di questa straordinaria mescolanza d'influenze.

A sfilare, un centinaio di opere, tutte vintage prints, scortate da documenti originali dell'epoca tra riviste e libri, firmate da circa quaranta fotografi, alcuni noti, altri meno ma tutti da riscoprire, che hanno animato la scena della capitale francese, capitale delle avanguardie storiche in tutti i settori artistici dove si consumavano con audacia e tenacia le ricerche di tanti aspiranti maestri dell'obiettivo, dai francesi come Florence Henri, Maurice Tabard, Roger Schall, Henri Cartier-Bresson, Emmanuel Sougez, Pierre Boucher ai tedeschi Erwin Blumenfeld, Marianne Breslauer e Ilse Bing, agli ungheresi Andrè Kertész, Rogi André, François Kollar, Gisèle Freund e Brassa, ai russi Hoyningen-Huene e Rudomine, fino agli americani Man Ray e Berenice Abbott. Come sottolineano i curatori, la mostra offre uno "sguardo colto e appassionato sulla ricchezza formale di questa nuova visione fotografica in Francia".



Una visione che si articola in quattro sezioni tematiche. Parigi stessa, icona di se stessa, luogo di ricerca e sperimentazione, luogo di esilio, rifugio e libertà, diventa protagonista dell'obiettivo tra chi la restituisce attraverso una visione pittoresca e commerciale, e chi come Brassaï, nel suo volume "Paris de nuit", "fa della notte una materia vivente e carnale da esplorare", per dirla con Bouqueret. Poi, l'oggetto fotografico, rappresentato dalla tecnica del fotogramma assai rivelatrice dell'epoca. Una sorta di scoperta sfruttata per dare corpo alle ricerche estetiche di maestri come Man Ray, Christian Schad, Tristan Tzara e Moholy-Nagy. "Il suo principio - scrive Bouqueret - consiste a posare direttamente sulla carta sensibile degli oggetti di cui la luce lascerà in bianco la traccia sulla carta illuminata. Si possono anche introdurre degli oggetti, dei pezzi di carta, ecc. e proiettare sulla carta sensibile questo gioco di ombre cinesi".

Accanto al fotogramma, l'estetica dell'oggetto estremizzata in quegli anni sfocia nella tendenza alla "nuova fotografia" degli oggetti, o meglio alla "Nuova Oggettività": oggetti familiari, banali o insignificanti appaiono magnificati dai virtuosismi fotografici dell'ingrandimento, dell'angolo ricercato del "photo shooting", delle illuminazioni o della ripetizione. Maestri ne sono Zuber, Sougez, Boucher, Kollar o Henri. L'oggettività si estremizza poi sotto l'influenza affabulatoria della scienza, e il microscopio diventa una terra di sperimentazione fotografica. Per esempio, "Jean Painlevé - racconta Bouqueret - figlio del famoso matematico e politico, trae dal suo lavoro di osservazione sui piccoli animali delle immagini al quanto strane, a volte di una rara bellezza e di una grande poesia". Dal realismo estremo alla sua manipolazione straniante, arriva la catarsi estetica del surrealismo che insinua i principi visionari e inconsci delle arti visive nella fotografia, in questo oggetto quintessenza della modernità. E la pubblicità fa il suo esordio, a suon di fotomontaggi, foto-collage, foto-disegni, foto-tipo e tutte le manipolazioni possibili in laboratorio.

Si chiude con la figura umana, dove il corpo deve fare i conti con tre tendenze del "nudo": "La prima è quella di un corpo sovversivo e sovvertito, fantasmagorico, corpo di carne e di desiderio, inquieto e trasfigurato: è il corpo surrealista - avverte Bouqueret - La seconda è quella di un corpo reificato, decostruito, frammentato e snaturato dall'inquadratura e dalla luce: è il modo che si avvicina più alla Nuova Oggettività. Infine, c'è il corpo apollineo, ossessionato dal modello greco, pura plasticità, attraversato dal mito della giovinezza trionfante, bramato da tutte le ideologie: è il corpo neoclassico".

Notizie utili - "Parigi Capitale della Fotografia 1920-1940" dal 14 gennaio all'11 aprile al Museo Nazionale Alinari della Fotografia Firenze, piazza S. M. Novella 14°.

Orario: 10 - 19, chiuso mercoledì.
Ingresso: Intero ? 9,00; ridotto ? 7,50; gratis bambini fino a 5 anni.
Informazioni: tel. 055.216310, www.alinari.it


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